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Estetica del complotto no. 4.

(P.O.Box, ed: Merz Mail Barcelona, January 13,1996)

Il 13 gennaio 1995 Ray Johnson, il Grande Padre dell'Arte Postale, si è suicidato tuffandosi da un ponte nelle acque gelide del Sag Harbor, nello stato di New York.

Pochi giorni dopo il suicidio, l'agente di Johnson, Rick Faigen e l'avvocato ingaggiato dai famigliari hanno fatto alcune scoperte sconcertanti: tutti sapevano del totale disinteresse di Ray per il lusso e le comodità, nondimeno sono stati trovati quasi 400.000 dollari in uno suo conto in banca, intestato a... Luther Blissett. A tre giorni dalla scomparsa, il postino ha consegnato una cartolina indirizzata a Ray, spedita da Los Angeles proprio il 13 gennaio. C'era scritto: 'Se stai leggendo queste righe, vuol dire che sono morto. Firmato: Ray Johnson'. Come faceva Ray a impostare quella cartolina a Los Angeles mentre si stava gettando nel Sag Harbor, a seimila miglia di distanza? Ovviamente qualcun altro sapeva che quel giorno Johnson si sarebbe suicidato. Chi era il misterioso mittente? Tutto questo gettava una strana luce sul caso. Un caso che poteva sembrare banale e già visto: ogni giorno c'è un artista disperato che decide di farsi fuori in qualche modo strano: simbolico. Ma questa volta mi trovavo ancora tra i piedi Luther Blissett, intestatario di un conto da far paura. La morte simbolica poteva essere una buona pista, sia che si fosse trattato di suicidio sia che qualcuno avesse dato una troppo affettuosa pacca sulla spalla a Johnson, in modo da spedirlo ai pesci. Il fiume portá all'Oceano, l'uno che confluisce nel multiplo. Era abbastanza Lutherista per i miei gusti. C'era ancora un indizio però che la polizia e i legali della famiglia non avevano considerato: un biglietto aereo per Città del Messico e un indirizzo scritto a mano su un foglio di block-notes accanto al telefono nella casa di Ray. Sul biglietto c'era scritto: Hotel Washington, Calle 5 de Mayo, Mexico, DF. Questo riportava a galla tutti i miei sospetti sulle connivenze tra Blissett e Marcos. Magari un Marcos cittadino, che si dilettava di telematica e networking. Ma era comunque presto per sbilanciarsi. Di certo suonava davvero strano che Johnson avesse deciso di partire, visto che a sentire gli amici pare fosse uno di quei tipi che fanno fatica a superare il cortile di casa. Eppure quel biglietto della TWA era intestato a lui. La partenza era prenotata per il 13 gennaio. Che bella coincidenza! Certo il modo di volare l'aveva trovato comunque... Eppure non poteva essere. Era quanto meno contraddittorio prenotare un volo per il Messico e pianificare la propria dipartita da questo mondo lo stesso giorno. E poi cosa andava a fare Ray Johnson a Mexico City? Tutto lasciava supporre che qualcuno avesse voluto sbarazzarsi del vecchio Ray. Sì, ma perché? A chi poteva dare fastidio un mail-artista plurisessantenne?

þTelefonai al mio ex-collega Jerry Mullighan, che da qualche anno ammazzava il tempo giocando a Risiko per la CIA, e gli chiesi se sapeva qualcosa della misteriosa morte di Johnson, loro sanno sempre tutto, forse avrebbe saputo darmi qualche dritta. Sembrò che gli avessi premuto una mano sulla pancia durante un attacco di appendicite. No comment. L'unica cosa che gli strappai fu: "Se vuoi scoprire la verità segui le tracce di Blissett..." C'era un che di mistico in una frase del genere, ma non mi impressionai. Dunque c'entrava la CIA, in qualche modo. Questo era appurato. E se fossero stati proprio quei masturbatori mentali, i principi indiscussi della paranoia, a fare fuori Johnson? Il tocco in effetti poteva essere il loro: la cartolina, il fatto di presentare tutto come una performance apocalittica... Ancora però mancava il movente. Forse c'entravano le connivenze di Johnson col Luther Blissett Project. Nel libro firmato da Blissett medesimo, uscito in quei giorni per l'editore Castelvecchi di Roma, Johnson figurava tra i fondatori del progetto. Potevo immaginare che l'Agenzia si fosse interessata alla faccenda. Ve l'ho detto: sono dei pazzi paranoici, se non sanno di te più di quanto tu stesso non sappia pensano già che qualcuno stia complottando contro di loro. E sapere qualcosa di esclusivo su Blissett, qualcosa che li potesse far sentire in qualche modo al di sopra dei comuni mortali, era davvero difficile. Per chiunque, dato che chiunque avrebbe potuto essere Luther Blissett.

Forse avrei dovuto seguire la pista di quei 400.000 dollari. A che cosa e a chi erano destinati? Presumibilmente dovevano essere i risparmi di tutta una vita. Dunque: un sacco di soldi, un biglietto per il Messico, un presunto suicidio lo stesso giorno in cui Johnson avrebbe dovuto recarsi a Mexico City, la CIA che ci mette lo zampino... Tutto congiurava a farmi credere che Johnson avrebbe dovuto incontrare qualcuno all'hotel Washington, magari proprio per decidere cosa fare di quei soldi. E la CIA aveva voluto mandare a monte I'affare, togliendo di mezzo Johnson e cercando di spacciare la sua scomparsa per un suicidio artistico. Se conosceste gli impiegati frustrati di Langley quanto me capireste che non è un'ipotesi così inverosimile. Del resto era stato proprio it vecchio Jerry Mullighan, in un pomeriggio piovoso dell'85, a definirmi la creatività di quella gente: "Un grande scenario si compone di elementi che non avrebbero dovuto essere in quel posto. I buoni scenari sono composti da cose che abitualmente nella vita quotidiana non si presentano unite. Tutta l'arte consiste nel riuscire a riunirle in una trama che si muova nel tempo e nello spazio". Beh, una filosofia del genere poteva andare bene tanto per la CIA quanto per Luther Blissett, il Grande Tessitore. Forse i puffi di Langley stavano cercando proprio di eliminare un concorrente... Un idea geniale e insana. Di quelle che possono interessare uno come me. Forse avevo trovato il filo pendente di una trama più grande e intrecciata di quanto inizialmente non immaginassi. Si era impigliato per caso in un biglietto aereo fuori posto e in un conto in banca aperto per Mr. Blissett. Una cosa era certa: valeva la pena scoprire chi faceva l'uncinetto dall'altra parte, ovvero chi aveva aspettato Johnson invano il 13 gennaio, in quella stanza d'albergo...

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